Storia Rubgy Viadana, rugby anni 70, Luigi Zaffanella

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Storia Rubgy Viadana, rugby anni 70, Luigi Zaffanella

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dal 1970 al 1979

"Un nuovo sport alla ribalta della nostra provincia" così titolava la Gazzetta di Mantova del 9 ottobre 1970, annunciando la nascita della sezione Rugby all'interno della Polisportiva Vitellianense Cebogas. A quella data, la squadra di rugby viadanese aveva sostenuto un solo incontro con la formazione giovanile del Rugby Parma uscendo sconfitta per 19 a 9. Vale la pena di ricordare la formazione composta da: Casali, Benazzi, Barosi, De Carli, Petazzini, Sacchi, Aroldi, Gozzi, Bedulli, Farina, Piccoli, Sforza, Rosa, Panicalli, Coppi. Fra i dirigenti ed accompagnatori troviamo il Rag. Taragnani ed il Dott. Besana.

Oggi appare sorprendente come sia stato possibile che un gruppo di ragazzi giovanissimi abbia potuto assumersi una così grande responsabilità e con quanta serietà, passione e spirito di sacrificio, si sia adoprato per realizzare questo sogno. Erano gli anni della contestazione giovanile e a quella generazione non mancava certamente l'impegno e la voglia di fare con quella perseveranza disinteressata che oggi è così raro vedere.

L'amministrazione comunale affittò un appezzamento di terreno adiacente il campo sportivo comunale di via Al Ponte che venne adibito a campo da gioco. I colori sociali erano e sono rimasti quelli della Polisportiva Cebogas: giallo e nero, colori delle fasce dello stemma dei Gonzaga. La responsabilità tecnica fu assunta dai fondatori della squadra che erano anche i più esperti, Guido Farina e Claudio Aroldi che disegnò anche la maglia. Il Cebogas Viadana fu iscritto alla serie D che era la categoria più bassa e la quarta d'importanza a livello nazionale. L'esordio ufficiale avvenne a Firenze contro l'ITI e si concluse con una secca sconfitta. Durante l’incontro si ebbe anche la prima espulsione in quanto Chicca ammonito dall’arbitro, gli mostrò il lato B che allora si chiamava c.. Alla fine del campionato il Viadana vinse cinque delle dodici gare disputate piazzandosi onorevolmente a centro classifica. Ormai erano state gettate le basi di un fenomeno che avrebbe coinvolto e appassionato un numero sempre maggiore di sportivi viadanesi.

Per le trasferte, Cesare Bortolotti aveva messo a disposizione una corriera guidata da Felice Aroldi, uno dei suoi autisti che in due ore e mezzo conduceva la squadra da Viadana a Firenze. Di questo mezzo si raccontava che fosse stato acquisito con la carovana-spogliatoio, in una trattativa con degli zingari... . Il pullman, “felicemente”, ci portò anche nell’ultima trasferta del campionato ’70-71, addirittura fino a Perugia, forse la prima con pernottamento, nella storia sportiva di Viadana. Qui l’albergatore, guarda caso anche presidente del Club avversario, accolse la squadra con grande affetto, con offerta di dolci in una pasticceria di un amico e pranzo suggerito sempre presso il ristorante di un altro amico. L’albergo era dignitoso come poteva essere quarant’anni fa, anche troppo per le esigenze della compagine viadanese. Una doverosa confusione notturna regnava fra le stanze e nei corridoi mentre qualche giocatore si aggirava ancora in mutande, quando alle due un paio di “ragazze, capitate per caso” comparvero al primo piano dell’albergo, chiesero a Piffio se ci fosse qualche stanza in cui poter dormire e il nostro spigoloso avanti rispose:
<<Ma ... me ān sù miā...>>
Il giorno dopo prima della partita, probabilmente a seguito dei suggerimenti ospitali di quel “guarda caso” accennato prima, buona parte della squadra venne colta da dissenteria... .

Fra le trasferte è da ricordare anche quella di Ferrara quando Livio Casolin si accorse di aver dimenticato le tessere a casa. Fu la moglie, signora Nene, che raggiunse la squadra in automobile assieme al fratello Marinello, così il Cebogas fu in grado di sostenere l’incontro.

In seguito la corriera “di séngār”, divenuta decrepita, da cronica che era sempre stata, fu sostituita con due furgoni rigorosamente a gas.

Durante il periodo d’austerità (1974), per gli incontri esterni vennero usate anche le biciclette. Con queste si portavano anche le borse e pedalando pedalando, si raggiungeva la stazione ferroviaria di Boretto e si saliva sul trenino di Don Camillo e Peppone che conduceva a Parma ove si cambiava.

Finalmente giunse la deroga dalla Prefettura per l’utilizzo dei due mitici Transit Ford a nove posti e come ricorda Fabrizio Nolli: non sempre perfettamente efficienti. Quando bucammo in autostrada scoprimmo di non avere le chiavi per sostituire il pneumatico.
Spesso i furgoni non partivano se non vi era un adeguato ausilio a spinta, parte integrante dell’allenamento. Uno era occupato dai trequarti e l’altro dagli avanti: quasi un ritiro su quattro ruote.

Una volta a Reggio al ritorno da una partita precampionato con la squadra locale, fermi al semaforo dell’incrocio di via Emilia, il furgone degli avanti non diede più segno di vita. Forse sarà stato il troppo peso... . Certo che rimanere immobili e bloccare il traffico non era piacevole e gli occupanti sgomenti furono quasi presi dal panico. Dietro uno sbarbatello, su “Mini”, si mise a suonare spazientito forse per fare bella figura con la ragazzina che gli stava accanto. Continuando a pigiare sul clacson a un certo punto si vide scendere dal furgone 8 “energumeni” che si portavano nella parte posteriore del mezzo davanti alla sua auto. Interpretando che volessero farlo smettere in modo brutale, impallidì quasi svenendo in auto. Quando capì che gli avanti, erano solo scesi per spingere il furgone in panne e nemmeno lo guardavano, si riebbe dallo spavento.

Dopo l’entusiasmo iniziale giunsero anche momenti di sconforto. Purtroppo per questioni di lavoro e di studio la squadra rimase orfana di alcuni pilastri fondamentali. Fabrizio Nolli ricorda:
Farina andò al Milano (1973), De Carli al Parma (1974), Aroldi al Mantova (1976). Non solo, la compagine rimase priva di alcuni dirigenti. Alla gestione diretta del Rugby Viadana subentrarono Paolo Mantovani, Romano Gozzi e Luigi Cavatorta. Seguirono anni che si potrebbero definire bui e in questa fase si deve riconoscere a Cesare Bortolotti il merito di essere stato un punto di riferimento determinante per questo sport che allora si poteva ancora definire alternativo. Dopo alcune riunioni al “Cave Underground” noto circolo culturale del tempo, la squadra trovò la forza di proseguire non senza difficoltà.

Non solo partenze ma anche arrivi e da Parma giunsero, Giavarini, Poletto, Talignani, Dall’Asta, Ugo Bersellini e altri. Si aggiunse Renato Gaita proveniente dal calcio e un Uccello, al secolo Gabriele Oselini che debuttò entrando nel secondo tempo sul campo gelato del Bologna. Anche questi atleti entrarono a far parte della storia del Rugby Viadana.

Nel frattempo nacquero le squadre del Rugby Mantova e del Noceto, che diventarono dirette antagoniste della nostra. Si narra che nella prima amichevole contro la compagine parmigiana, alle continue provocazioni fisiche di un avanti avversario contro Claudio Aroldi, Luigi Cavatorta reagisse con un pugno, credendo di sfruttare la copertura della mischia. Purtroppo il contatto divenne plateale in quanto nello stesso momento la mischia si aprì. Le conseguenze andarono oltre il campo dell’oratorio dove si stava giocando e Cavatorta fu costretto a fuggire in automobile accompagnato da Pino Barosi. Menomale che gli inseguitori a un certo punto si fermarono …
(a cura di Luigi Cavatorta)

Le stagioni sportive che seguirono furono caratterizzate da una progressiva crescita del movimento rugbystico, ed il Viadana riuscì a conquistare il passaggio di categoria già dalla stagione 71/72 grazie ad un campionato giocato con grande forza di volontà che regalò il primo posto in classifica e la serie C. I campionati successivi furono di transizione e segnarono l'inevitabile crisi di crescita di un movimento che comunque si stava espandendo. Iniziarono le prime movimentazioni di giocatori e soprattutto si dotò la squadra di un allenatore di spessore: il parmense Marcello Bersellini che divise il proprio impegno con quello di giocatore in serie A con il Rugby Parma. Bersellini allenò a Viadana per cinque anni, senza ottenere passaggi di categoria, ma gettando le basi per un consolidamento della squadra del Rugby Viadana. In quegli anni emersero alcuni atleti che sarebbero stati protagonisti dei futuri successi dei gialloneri, tra questi va citato Luigi Zaffanella che diventerà il primo capitano storico della palla ovale viadanese.

Dalla stagione 77/78 cambia la direzione della squadra, che sarà affidata a Paolo Pavesi, altra figura emblematica del rugby viadanese che lascerà il segno su tutto il movimento.



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